Lo sci alpino viene classificato, dal punto di vista metabolico, come sport misto, ciò significa che lo sciatore, durante una competizione, sviluppa potenza utilizzando l’energia fornita dal metabolismo anaerobico, nelle sue due forme, e dal metabolismo aerobico. È importante conoscere come funzionano i due sistemi per poter stabilire correttamente quali siano le capacità condizionali da allenare con maggiore impegno e quali siano i test valutativi per studiare tali capacità. L’energia liberata dal meccanismo anaerobico alattacido (senza produzione di acido lattico), è garantita dall’utilizzo diretto dell’ATP-CP (adenosintrifosfato-creatin fosfato), questo sistema viene utilizzato negli sforzi massimali di 6-10s. La glicolisi libera invece energia anaerobica partendo dal glucosio, c’è accumulo di acido lattico, ed è usata dai muscoli durante esercizi submassimali della durata di 8-45s. Entrambi i meccanismi sono usati soprattutto quando si richiedono incrementi repentini ed elevati di energia ossia nelle variazioni di intensità e di ritmo. Il metabolismo aerobico libera energia grazie all’uso dell’ossigeno come comburente, e prevalentemente, degli zuccheri e dei grassi, come combustibile. È utilizzato dai muscoli durante esercizi di lunga durata a condizione che siano ad intensità costante. Dall’analisi della prestazione di uno sciatore, che pratica le quattro specialità classiche dello sci alpino, si evince che l’atleta attinge energia dai tre i meccanismi in quanto le gare hanno un impegno di tempo che va dai 45s dello slalom ai 120s della libera con all’interno notevoli variazioni di intensità e ritmo. Ora che sappiamo cosa accade al nostro organismo quando si gareggia, dobbiamo decidere quali test fare per fotografare il nostro stato di forma e per impostare correttamente le sedute di allenamento. La vera funzione applicativa di un test è questa, indicare sempre l’intensità dei carichi da usare durante le sedute allenanti, se ciò non avviene cade l’interesse verso questa metodica. Il test più utilizzato per valutare gli atleti nel mondo dello sci, quello con il maggior numero di riferimenti scientifici, è effettuato sulla pedana delle forze. In sostanza il soggetto esegue una serie di balzi a piedi pari, singoli e a tempo, con o senza contro movimento, su una pedana che misura la forza sviluppata appunto durante i salti. Il test permette di quantificare la forza nelle varie forme: forza massima, forza rapida, forza reattiva, resistenza alla forza, ecc.. Oltre alla forza i principali parametri rilevati sono: lo spostamento positivo e negativo del corpo dal centro di gravità, il tempo di contatto, il tempo di volo, la potenza, la stiffness. La tipologia classica dei balzi è la seguente: - balzi singoli senza contro movimento – capacità di forza massima;
- balzo singolo con contro movimento – capacità di forza esplosiva;
- serie di balzi con contro movimento della durata di 8s - potenza alattacida;
- serie di balzi della durata di 8s a gambe tese – capacità di forza reattiva e rapida;
- serie di balzi con contro movimento della durata di 30-60s – capacità di resistenza alla forza, capacità lattacida.
La batteria dei test sopraccitati viene proposta a secondo dell’età, sesso, categoria di appartenenza dello sciatore. Fino alle categorie regionale i test si svolgono con metodica classica, per le categorie nazionali si può aggiungere l’analisi del lattato ematico durante la serie di balzi a tempo di 45s; per gli atleti d’elite si indaga, oltre alla capacità lattacida, la risposta del metabolismo aerobico. Per i giovani atleti è consigliato non superare la soglia dei 30s nei balzi a tempo. L’esecuzione dei salti è il più naturale possibile con postura di partenza ritti, gambe leggermente aperte alla larghezza delle spalle, mani rigorosamente bloccate ai fianchi, al via si esegue un veloce piegamento degli arti inferiori (circa 90°) seguito da forte spinta verso l’alto con stacco dei piedi da terra, volo a gambe distese, atterraggio con breve piegamento degli arti inferiori e ritorno alla postura di partenza. In genere gli atleti non avvezzi ai balzi incontrano maggiore difficoltà nell’esecuzione del salto singolo senza contro movimento. La corretta esecuzione è comunque garantita dalla sofisticata tecnologia dell’apparecchiatura usata che, grazie ad elevate frequenze di acquisizione, permette di visualizzare grafici in tempo reale dei parametri considerati nell’analisi. Ad esempio, studiando la curva dello spostamento del corpo dal centro di gravità, si può verificare se c’è stato o no contro movimento, infatti la deflessione della curva nella fase iniziale del salto (fig. 1) indica la presenza di contro movimento
mentre, quando il balzo è eseguito correttamente la curva è parallela all’asse del tempo, come evidenziato dalla fig. 2. 
Osservare graficamente l’avvenuto riutilizzo dell’energia elastica, immagazzinata dal muscolo durante la fase negativa del balzo, è la discriminante per stabilire correttamente i kg da utilizzare, ad esempio, durante le sedute di allenamento in palestra, in particolare per gli esercizi eseguiti alla pressa o per lo squat, utilizzati generalmente per incrementare le varie capacità di forza. È importante comprendere che un’analisi qualitativa è l’unica strada percorribile per valutare il reale miglioramento ottenuto dal soggetto. Prendiamo, per esempio, i dati misurati in un salto effettuato da un individuo nel mese di maggio, dove la potenza è di 20 W · kg ˉ ¹ e lo spostamento eccentrico dal centro di gravità è di -30 cm ora, se li confrontiamo con i dati acquisiti dopo un mese di allenamento, notiamo che la potenza è aumentata sino a 25 W · kg ˉ ¹ e lo spostamento è di soli -20 cm. A prima vista il risultato può sembrare ottimo ma, il fatto che lo spostamento “negativo” è stato più corto di 10 cm ci indica che l’incremento di potenza è dovuto, per buona parte, dal minore tragitto verticale percorso dall’atleta durante l’esercizio. Il monitoraggio nel tempo, attraverso la pedana delle forze, degli adattamenti fisiologici dell’organismo a seguito di compiti di lavoro stabiliti dal programma di allenamento, sono quindi indispensabili all’allenatore per verificare lo stato di forma fisica raggiunto dall’atleta. L’allenatore può così controllare gli effetti delle sedute allenanti mirate all’incremento della rapidità attraverso lo studio della velocità di formazione della forza nei primi 50ms. Grazie all’indice di affaticamento verifica l’incremento di resistenza alla forza, stabilisce i tempi di recupero ideali in base alla velocità di smaltimento dell’acido lattico. Può studiare le differenze di forza tra l’arto inferiore destro e sinistro e decidere di conseguenza una corretta strategia d’allenamento. Ed in fine può stabilire, attraverso l’analisi di alcuni parametri, se il soggetto è più deficitario di forza massima o di forza rapida. E a questo punto non ci resta che sciare. Riccardo Molinari CMS – Via provinciale, 26 – 22030 Eupilio (CO) Email: cmsport@tin.it - Web site: www.csa4sport.it |